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				<title>MEA Academy : News</title>
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				<description>Ricerca e studi su fonti di energia rinnovabili</description>

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				<copyright>MEA Academy - Via Flaminia Vecchia, 657 - ROMA - C.F e P. IVA 11121591009 - Tutti i diritti riservati</copyright>
				<managingEditor>s,morgante@nospam.com (Administrator)</managingEditor>
				<webMaster>s,morgante@nospam.com (Administrator)</webMaster>
				<pubDate>Mon, 21 May 2012 06:50:06 +0200</pubDate>
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					<title>MEA Academy : News</title>
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					<description>Ricerca e studi su fonti di energia rinnovabili</description>
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<title>Pubblicato il I Rapporto sulla pubblicita' ambientale in Italia</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.73.5</link>
<description><![CDATA[19 aprile 2012 - AGI Energia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>a cura di IEFE</em><br /><br />Il progetto di ricerca sulla pubblicità ambientale è stato ideato e  sviluppato da<a class='bbcode' href='http://portale.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Centro_IEFEen/Home' rel='external' > <strong class='bbcode bold'>IEFE Bocconi (Centre for Research on Energy and Envronmental Economics and Policy) </strong></a> in collaborazione con <strong class='bbcode bold'>Nielsen, Assocomunicazione e Assorel</strong>, ed è nato dall’esigenza di cercare di definire quali sono le caratteristiche fondamentali del messaggio pubblicitario ambientale e diverificarne la diffusione, in termini di investimenti pubblicitari, sui principali mezzi di comunicazione, nel periodo 2006-2010. Per effettuare la ricerca sono risultati fondamentali gli strumenti e i database forniti da Nielsen e Assocomunicazione, che hanno permesso il reperimento delle creatività e l’estrapolazione delle informazioni di tipo quantitativo/qualitativo.<br />L’attenzione verso l’ambiente non è mai stata così alta come in questi ultimi anni, nell’opinione pubblica come nei media. In Europa, la sensibilità dei cittadini verso i temi ambientali è particolarmente elevata, al punto che 9 europei su 10 ritengono importante la protezione dell’ambiente e altrettanti si dichiarano consapevoli che le loro azioni possono giocare un ruolo nella protezione ambientale.<br /><br />Il rapporto è scaricabile dal sito IEFE:<br /><a class='bbcode' href='http://portale.unibocconi.it/wps/allegatiCTP/Sintesi_Rapporto%20pubblicita%20ambientale_26_03.pdf' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>Sintesi del Rapporto sulla pubblicità ambientale in Italia </strong></a>]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:37:36 +0200</pubDate>
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<title>Rinnovabili, la manifestazione del 18 aprile a Roma: ecco cosa non va nei decreti del governo</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.72.5</link>
<description><![CDATA[18 aprile 2012 - Greenreport.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il folto gruppo di associazioni che aderiscono alla manifestazione del 18 aprile a Roma, davanti a Montecitorio alle 11, per chiedere che i decreti sulle rinnovabili del governo siano cambiati attraverso un confronto vero con il mondo delle rinnovabili, spiega cos'è che non va<br /><strong class='bbcode bold'>Porte chiuse al confronto. </strong><br />Malgrado annunci e promesse il Governo ha scelto di non ascoltare le associazioni delle rinnovabili prima dell'approvazione dei decreti. La conseguenza, purtroppo, è che i testi sono pieni di errori, previsioni impossibili, burocrazia inutile. Mentre si coglie con chiarezza la mano dei grandi gruppi energetici.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Ennesimo rinvio per le rinnovabili termiche.  </strong><br />Si attendono da settembre scorso i Decreti che dovrebbero permettere di avviare interventi che hanno enormi potenziali di risparmio energetico e di emissioni di CO2. Arriva invece un ennesimo rinvio, nonostante Passera avesse annunciato due mesi fa l'imminente approvazione di un provvedimento che avrebbe controbilanciato il sostegno dato alle rinnovabili elettriche e grazie al quale "saremo all'avanguardia in Europa".<br /><strong class='bbcode bold'><br />Burocrazia per fermare gli investimenti. </strong><br />L'obiettivo di ridurre il costo degli incentivi in bolletta viene perseguito attraverso una strategia di "kafkiana" burocrazia. Sono introdotti limiti annui alle nuove installazioni, registri obbligatori e a pagamento (senza rimborso) per gli impianti anche di piccola taglia, aste per quelli grandi (con fidejussioni del 10%). In questo modo si aumentano i costi e si tolgono certezze.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Tagli degli incentivi fino a -50% per gli impianti fotovoltaici. Penalizzati i piccoli.</strong><br />La riduzione media dal 1° luglio 2012 degli incentivi è pari al 35% e penalizza maggiormente gli impianti piccoli sui tetti, perché in proporzione questi hanno un prezzo meno legato alla riduzione dei costi delle tecnologie. Una diminuzione che accelera, però, ogni semestre, tanto che dal 2014 il valore potrebbe essere inferiore a quello di vendita dell'energia nel mercato elettrico.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Penalizzata la bonifica dei tetti in amianto. </strong><br />Il nuovo decreto cancella il bonus di 5 centesimi a kwh previsto dal 4° conto energia per chi sostituisce i tetti in amianto bonificandoli con pannelli fotovoltaici. Così, per un impianto da 1 MW la riduzione delle tariffe sarà di -50% rispetto a quelle precedenti. Un calo che cancellerà ogni investimento, e che rappresenta una vera beffa a 20 anni dalla messa al bando dell'amianto, in un Paese dove sono in attesa di bonifica circa 50mila edifici pubblici e privati e 100 milioni di metri quadrati di strutture in cemento-amianto.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Promesse impossibili per lo sviluppo al 2020. </strong><br />Sono talmente tante le barriere agli investimenti e così bassi i tetti annui previsti per ogni fonte rinnovabile che gli obiettivi europei al 2020 diventano irraggiungibili.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Rinvio retroattivo dei pagamenti per i Certificati Verdi.</strong><br />Il decreto ha introdotto anche un rinvio dei rimborsi alle imprese per produzioni elettriche effettivamente già immesse in rete negli anni passati, togliendo così ulteriori certezze alle imprese di eolico, biomasse, idroelettrico. Il tutto motivato con ragioni di cassa, ma con la conseguenza di mettere in crisi le imprese e gli accordi con le banche.<br /><br />Alla manifestazione di Roma aderiscono  Aes - Azione Energia Solare, Agroenergia, Associazione Italiana Energie Agroforestali, Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica, Associazione Nazionale Energia dal Vento, Anie-Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, Associazioni Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, Ascomac - Cogena, Associazione Italiana Energia Mini Eolico, Asso Energie Future, Associazione Italiana Solare Termico, Assosolare,  Associazione Tecnici Energie Rinnovabili, Consorzio Italiano Biogas, Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane, Consorzio dei Produttori di Energia da Minieolico, Federazione Produttori Idroelettrici, Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia, Gruppo Informale per la Geotermia e l'Ambiente, Ises Italia, Associazione Italiana Biomasse, Kyoto Club.<br /><br />Legambiente è fra gli organizzatori della manifestazione e in una lettera inviata al Direttivo del Cigno verde per invitarlo a partecipare  il direttore Rossella Muroni ed il vicepresidente Edoardo Zanchini scrivono: «Finalmente è stato emanato il Decreto Ministeriale 15/03/2012 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 2 aprile, n. 78) che assegna alle Regioni  e alle Province autonome gli obiettivi in materia di fonti rinnovabili al 2020 (c.d. Burden Sharing). Negli allegati al Decreto è riportata per ogni Regione la quota minima d'incremento dell'energia da produrre con fonti rinnovabili. Le Regioni devono anche intervenire sull'efficienza energetica, nel sistema dei trasporti pubblici locali, nell'illuminazione pubblica, nel settore idrico e negli edifici e nelle utenze delle PP.AA. oltre che ridurre il traffico urbano. Ci lascia però perplessi il fatto che siano previsti al 2020 consumi finali lordi di energia superiori alle stime dell'anno in corso. Evidentemente, non si tiene conto dei margini di efficienza, al di là della crisi economica, che potrebbero consentire una notevole riduzione della domanda. Inoltre, i due decreti interministeriali varati l'11 aprile  (uno sul conto energia per il fotovoltaico e l'altro relativo a tutte le altre fonti rinnovabili per la produzione elettrica) rischiano di bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili per via dei tetti annui alle installazioni, l'obbligo dei registri, il sistema delle aste. Né contengono le novità che auspichiamo per facilitare l'autoconsumo di energia rinnovabile. Per queste ragioni abbiamo confermato la mobilitazione del prossimo 18 aprile davanti a Montecitorio insieme alle aziende e alle associazioni delle rinnovabili. Purtroppo questi provvedimenti, anche se registrano alcuni passi avanti, scontano il limite dell'assenza di una programmazione che potrebbe essere data da un Piano energetico nazionale basato su un nuovo sviluppo economico e occupazionale. Lo strumento del Burden Sharing può essere utile per far smuovere le Regioni a porsi obiettivi più ambiziosi e sollecitare l'impegno dal basso per avere Piani energetici regionali e locali orientati in modo spinto al risparmio, all'efficienza e alla produzione di rinnovabili».<br /><br />Secondo Zanchini i decreti sulle rinnovabili approvati dal Governo «Sono una brutta sorpresa che rischia di avere un impatto devastante sul settore, con un brusco stop agli investimenti nel territorio italiano. Sarà impossibile, infatti, per famiglie e imprese avere certezza per i finanziamenti e, soprattutto, accesso al credito da parte delle banche.  I testi contengono impedimenti burocratici e barriere agli investimenti che avrebbero l'effetto di fermare i successi realizzati in questi anni in termini di produzione di energia pulita e di nuova occupazione. Purtroppo, si è scelto di abbandonare un modello ispirato alla Germania, semplice e con incentivi certi nel tempo, per passare a una infinita burocrazia, limiti agli investimenti annui per tutte le fonti e tutte le taglie di impianti, registri e aste, nuovi balzelli e fidejussioni bancarie».<br /><br />Leggi anche:<br /><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://www.meacademy.it/news.php?extend.69' rel='external' >Burden sharing rinnovabili in Gazzetta, ecco il testo definitivo</a></strong><br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:21:57 +0200</pubDate>
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<title>V Conto Energia: finalmente la bozza</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.71.5</link>
<description><![CDATA[16 aprile 2012 - Rinnovabili.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>In corso di esame alla Conferenza Stato-Regioni, il decreto interministeriale sul fotovoltaico, pubblicato venerdì sera, potrebbe ancora subire delle modifiche</em><br /><br />Dopo le indiscrezioni trapelate e le numerose bozze in circolazione, è stata finalmente pubblicata venerdì sera dal Ministero dello Sviluppo Economico la<strong class='bbcode bold'> <a class='bbcode' href='http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/normativa/DM-5-CE-Integrato-13-04-12-Pulito-Rinumerato_ultima.pdf' rel='external' >bozza di V Conto Energia</a>.</strong><br />I nuovi incentivi, per un totale di 500 milioni di euro, verranno assegnati non appena il vecchio IV Conto Energia raggiungerà i 6 miliardi di incentivazione totale, traguardo previsto tra luglio e ottobre prossimi.<br />Appresi i dettagli contenuti nel documento riguardanti l’iscrizione al registro dei soli impianti, piccoli e medi, di potenza superiore a 12 kW, si è diffuso il malcontento tra produttori, istallatori e privati.<br /><br /><em class='bbcode italic'>”Il quinto Conto energia rischia di penalizzare il mercato libero dei piccoli impianti di energie rinnovabili e della microgenerazione distribuita in cui operano 85.000 imprese che danno lavoro a 150.000 persone”</em> ha sottolineato il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini. Gli ostacoli elencati da Guerrini, di tipo burocratico ed economico, potrebbe infatti compromettere il settore bloccando gli investimenti. <em class='bbcode italic'>”E’ necessario cogliere appieno le opportunità offerte dal settore delle rinnovabili e, se davvero si vuole rendere equo e trasparente il mercato dell’energia, occorre correggere anche i meccanismi di prelievo fiscale, eliminando le distorsioni che finora hanno penalizzato le piccole aziende”.</em><br /><br />Attualmente il decreto interministeriale, che si trova in corso di esame alla Conferenza Stato-Regioni, promette l’assegnazione dell’incentivo per vent’anni a partire dalla messa in funzione dell’impianto.<br /><br />Leggi:<br /><a class='bbcode' href='http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/DM-5-conto%20energia%20da%20miSe13-04-12.pdf' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>DM Quinto Conto Energia nella versione inviata da MISE ad Autorità e Conferenza Stato-Regioni </strong></a><br /><br /><br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 15:55:32 +0200</pubDate>
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</item>

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<title>Varato il DM Rinnovabili Elettriche</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.70.5</link>
<description><![CDATA[16 aprile 2012 - Rinnovabili.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>Livelli di incentivo convergenti verso media europea e introduzione di meccanismi per governare la nuova potenza per evitare un crescita super rapida</em><br /><br />Detto, fatto. Come annunciato ieri dal ministro Corrado Clini, il Dicastero dello Sviluppo ha varato, di concerto con quello dell’Ambiente e quello delle Politiche agricole, il<strong class='bbcode bold'> <a class='bbcode' href='http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/normativa/DM-FER-testo-13-04-2012-Pulito-rev2-Rinumerato.pdf' rel='external' >testo definitivo del Decreto “rinnovabili elettriche”</a></strong>. Il provvedimento, ora in mano alla Conferenza Unificata, definisce nelle sue pagine i nuovi incentivi per idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas con una finalità ben precisa: porre le basi per uno sviluppo ordinato e sostenibile delle green energy, allineando i sussidi italiani a quelli europei e all’andamento del mercato.<br />Il sistema entrerà<strong class='bbcode bold'> in vigore il 1° gennaio 2013</strong> e stabilisce che <strong class='bbcode bold'>la spesa per gli incentivi crescerà dai 3,5 miliardi attuali fino a 5,5 miliardi l’anno per poi essere stabilizzata entro il 2020</strong>. Il provvedimento, inoltre, introduce un sistema di controllo e governo dei volumi installati e della relativa spesa complessiva con il preciso obiettivo di contingere la potenza istallata:<br /><br />  <ul class='bbcode'><li class='bbcode'>  i grandi impianti con potenze superiori a 5 MW (20 MW per l’idroelettrico e il geotermico) accedono attraverso procedura d‟asta al ribasso sull’incentivo nei limiti di quantitativi predeterminati di potenza annua.</li></ul><br />   <ul class='bbcode'><li class='bbcode'> gli impianti fra i 50 kW e 5 MW – 5.000 kW accedono previa iscrizione a registro seguendo una serie di criteri di priorità quali: impianti iscritti al precedente registro che non sono riusciti ad entrare; piccoli impianti di proprietà di aziende agricole; criteri specifici per tecnologia; </li></ul><br />  <ul class='bbcode'><li class='bbcode'>minor potenza degli impianti; anteriorità del titolo autorizzativo; precedenza della data della richiesta di iscrizione al registro.</li></ul><br />  <ul class='bbcode'><li class='bbcode'>  i piccoli impianti sono liberi di accedere ad incentivo dopo l‟entrata in esercizio (il quantitativo di questa categoria viene detratto dal contingente a registro nell’anno successivo).</li></ul><br /><br />Il nuovo regime punta soprattutto a favorire “le tecnologie con maggior ricaduta sulla filiera economico-produttiva nazionale e ad alto contenuto innovativo, introducendo inoltre meccanismi per evitare distorsioni a livello territoriale e conflitti con altre filiere produttive nazionali, in particolare con quella alimentare”.  L’obiettivo finale è quello di riuscire a garantire il superamento dei target comunitari al 2020 (dal 26% a circa il 35% nel settore elettrico) ed a stabilizzare nel contempo l’incidenza degli incentivi sulla bolletta attraverso una riduzione di spesa di circa 3 miliardi di euro l’anno rispetto al costo inerziale che si sarebbe raggiunto con il precedente regime.<br /><br /><br />Leggi: <br /><a class='bbcode' href='http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/DM-rinnovabili%20elettriche%20da%20miSe%2013%20aprile2012.pdf' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>DM Rinnovabili Elettriche nella versione inviata da MISE ad Autorità e Conferenza Stato-Regioni</strong></a><br /><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/20120411-DM-Rinnovabili_vPresentata2.pdf' rel='external' >MISE, Presentazione Decreti Ministeriali</a><br /><br /></strong><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:02:14 +0200</pubDate>
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</item>

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<title>Burden sharing rinnovabili in Gazzetta, ecco il testo definitivo</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.69.5</link>
<description><![CDATA[5 aprile 2012 - QualEnergia.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[È sulla Gazzetta Ufficiale n. 78 del 2 aprile il decreto del 15 marzo  sulla “Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione della modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle Regioni e delle province autonome”, meglio conosciuto come burden sharing.<br />Oltre a indicare i <strong class='bbcode bold'>target per le rinnovabili Regione per Regione</strong>, il testo a firma dei ministri Passera e Clini prevede misure di intervento in caso di inadempimento fino all'ipotesi di commissariare le amministrazioni che non raggiungono gli obiettivi. Le Regioni avranno 3 mesi per recepire i target nei rispettivi piani energetici.<br /><br />Seguono in pdf il testo del decreto e gli allegati.<br /><br /><a class='bbcode' href='http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/Testo%20burden%20sharnig%20in%20Gazzetta.pdf' rel='external' > <strong class='bbcode bold'>Testo burden sharnig in Gazzetta</strong></a><br /><a class='bbcode' href='http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/Allegato%201%20burden%20sharing.pdf' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>Allegato 1 burden sharing</strong></a><br /><a class='bbcode' href='http://www.ecodallecitta.it/download.php?s=notizie&amp;e=pdf&amp;f=2466' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>Allegato 2 burden sharing</strong></a>]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 16:05:03 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>Ecco a chi danno fastidio le rinnovabili</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.68.5</link>
<description><![CDATA[29 marzo 2012 - QualEnergia.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>di Giulio Meneghello</em><br /><br />Dietro agli ultimi possibili schiaffi alle enegie rinnovabili, le bozze di quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche, non ci sarebbe tanto la questione del loro peso in bolletta, ma uno scontro tra paradigmi energetici. Le rinnovabili danno fastidio agli interessi precostituiti del vecchio modello. <strong class='bbcode bold'>G. B. Zorzoli* </strong> ci spiega come.<br /><br />Cosa c'è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili, ossia quelle bozze così penalizzanti del quinto conto energia e del decreto per le altre rinnovabili elettriche circolate nei giorni scorsi? Per qualcuno la motivazione ufficiale, cioè il peso degli incentivi in bolletta, sarebbe secondaria. Quello in atto sarebbe invece lo scontro tra due paradigmi energetici: quello che abbiamo avuto finora, centrato sulle grandi centrali a fonti fossili, e uno nuovo, in cui le fonti pulite non sono più marginali e hanno iniziato a danneggiare gli interessi costituiti del vecchio modello, che per reazione cercano di contrastare il cambiamento.<br /><br />Ne parliamo con l'ingegner G.B. Zorzoli, esperto di energia, che in passato è stato per anni nel consiglio di amministrazione di Enel (dal 1987 al 1993) e che ora è presidente della sezione italiana dell'International Solar Energy Society.<br /><br />* Docente MasterMEA<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Zorzoli, il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico sta dando fastidio? Come?</strong><br /><br />Limitandoci all'aspetto economico, in Italia si è investito troppo in impianti a cicli combinati: investimenti per circa 25 miliardi di euro. Si è così arrivati a  una sovracapacità produttiva che rimarrebbe, seppur in misura minore, anche se non ci fossero le rinnovabili. D'altra parte, che le rinnovabili ci sarebbero state si sapeva: c'era stato prima il protocollo di Kyoto e poi il pacchetto europeo clima-energia. Di fatto già l'anno scorso alle rinnovabili cosiddette tradizionali, ossia idroelettrico e geotermia, si sono aggiunti circa 30 TWh di produzione dalle nuove rinnovabili, soprattutto eolico, biomasse e fotovoltaico: una cifra decisamente rilevante, circa il 10% del consumo lordo totale. Questo, oltre tutto in un periodo di domanda contenuta, è andato a incidere sul funzionamento dei cicli combinati, non tanto degli impianti più vecchi - che sono ancora incentivati con il Cip6 e come le rinnovabili hanno priorità di accesso alla rete – quanto su quella fetta dei più nuovi in cui si è investito di recente. Questi per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Quali sono i soggetti più danneggiati da questo fenomeno?</strong><br /><br />La risposta sta nella scissione che c'è stata recentemente in Assoelettrica, l'associazione dei produttori elettrici di Confindustria. Le aziende che sono uscite, hanno dato vita a una nuova associazione di cui questo è uno dei temi fondanti (Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower che hanno fondato Energia Concorrente, ndr). Questi sono i più danneggiati, ma anche gli altri lo sono e in proporzione a quanto hanno investito in cicli combinati.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Quanto sta pesando sul mercato elettrico il cosiddetto merit order effect, ossia il fatto che il contributo del fotovoltaico spinga in basso i prezzi dell'elettricità nel picco diurno?</strong><br /><br />I dati sulla borsa elettrica pubblicati dal GME parlano chiaro. Prima c'erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è scomparso e in compenso è aumentato il picco serale. Per esempio, martedì 13 marzo tra le 18 e le 20 il prezzo del MWh nel cosiddetto mercato del giorno prima era di 165 euro, cioè 2 volte quello del primo pomeriggio e 4 volte quello della notte. Cosa succede? A quell'ora, i produttori che ci rimettono nella fascia diurna cercano di rifarsi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Sembra che il picco di prezzo serale sia aumentato per compensare l'abbassamento dei prezzi di giorno dovuto al fotovoltaico. Si può ipotizzare che dietro ci sia un'operazione di cartello da parte di quegli operatori che si sono visti penalizzati dalla scomparsa del picco di prezzo diurno?</strong><br /><br />Io non posso affermare che ci sia un cartello, ma è verosimile che cerchino di rifarsi e se fossi nell'Antitrust un'occhiata ce la darei.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Il picco serale del prezzo potrebbe essere smussato ricorrendo all'apporto degli accumuli da pompaggi idroelettrici. Cioè prendendo energia da lì quando la richiesta sale in fascia serale. Ma questi ultimamente sembrano sottoutilizzati. Si può vedere anche dietro a questo un interesse a mantenere alti i prezzi del picco serale?</strong><br /><br />È un dato di fatto che i pompaggi idroelettrici siano sottoutilizzati: il loro contributo è circa un quarto rispetto a quello che era dieci anni fa. Una spiegazione è che i cicli combinati già funzionano poco: quando serve elettricità si fanno lavorare questi anziché utilizzare i pompaggi. Un'altra spiegazione è di natura tecnico-economica: sappiamo che i pompaggi fanno recuperare solo il 70% dell'energia spesa per pompare l'acqua in salita, operazione che si fa nelle fasce di minor richiesta, come di notte, quando l'elettricità è venduta a poco più del prezzo del combustibile. Ora, purtroppo, negli impianti a cicli combinati, che sono quelli marginali (quelli che vengono accesi o spenti in base alle necessità, ndr), il combustibile pesa più del 70% del costo complessivo del kWh: in pratica non conviene usarli per accumulare energia nei pompaggi di notte. E ovviamente in un'economia di mercato non si può chiedere a chi ha i cicli combinati di rimetterci solo per utilizzare appieno i pompaggi.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>È ipotizzabile che invece i sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico con un'ulteriore crescita delle rinnovabili ricomincino a essere sfruttati di più?</strong><br /><br />Attualmente si potrebbe usare l'eolico, che produce di notte, ma mentre i bacini di pompaggio sono quasi tutti al Nord la potenza eolica è concentrata al Centro-Sud. La cosa potrebbe invece avvenire vantaggiosamente se ci fosse un alto sviluppo di centrali a biomassa al Nord.<br /><br />Come hanno rivelato alcune analisi della bozza sugli incentivi alle rinnovabili elettriche diffusa ieri, non sembra essere tanto il costo degli incentivi in sé a spaventare il Governo. Il nuovo decreto, come si sta delineando, farebbe risparmiare solo circa il 5% all’anno al 2020. Sembra piuttosto che, attraverso il meccanismo dei registri che contingentano lo sviluppo delle varie fonti, si voglia tutelarsi dalla perdita di controllo sull’installato delle rinnovabili. <strong class='bbcode bold'>Ci si può vedere, più che una preoccupazione per la bolletta, un desiderio di non veder turbato lo status quo del sistema elettrico?</strong><br /><br />Non c'è dubbio che sia in corso una campagna, anche giornalistica, che tende a mettere in cattiva luce la produzione elettrica da rinnovabili. Ora, non si può negare che le rinnovabili termiche siano state finora penalizzate, ma la mia sensazione non è che si voglia risparmiare sulle rinnovabili elettriche per dare alle termiche, tant'è che le bozze circolate sugli incentivi alle termiche non sono migliori: anche lì si vuole far tirare la cinghia. Se si vuole tagliare sulle rinnovabili elettriche è perché l'assetto elettrico immaginato in assenza delle rinnovabili sta avendo dei problemi: non solo per  la questione dei cicli combinati che funzionano a scartamento ridotto, ma anche per altre ragioni, come la necessità di adeguare la rete elettrica. Si sta imponendo un cambiamento di paradigma che sposta interessi e investimenti da un settore all'altro, come in ogni cambiamento di questa portata, poco o tanto, qualcuno vince e qualcuno perde. C'è evidentemente una grossa pressione per contenere questo rischio da parte di quelli che ne sarebbero penalizzati. Anche le rinnovabili termiche danno fastidio: non intervengono sulla rete elettrica, però anche loro fanno risparmiare gas. Ci sono interessi precostituiti che vedono non solo il sistema elettrico, ma il sistema energetico nel suo complesso, investito da una trasformazione e, ovviamente, si oppongono.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Ma, dal punto di vista del bene comune, finalità che dovrebbe essere del Governo, i provvedimenti che cercano di frenare questa transizione energetica sul lungo periodo tutelano gli interessi del Sistema-Paese?</strong><br /><br />Secondo me assolutamente no. Siamo un Paese fortemente dipendente dall'importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili, oltre a tutelare l'ambiente e a creare nuove attività produttive, riduce drasticamente la dipendenza dall'estero, sia in termini di sicurezza che in termini di bilancia dei pagamenti. Per concludere con un accenno autocritico, devo dire che, se tutte le Associazioni che operano nelle rinnovabili trovassero un'unità e se ciascuno sacrificasse un po' del proprio particulare per uno sviluppo più equilibrato e armonico delle rinnovabili, forse sarebbe meglio, perché saremmo tutti più forti e convincenti.<br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 15:17:02 +0200</pubDate>
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<title>La generazione distribuita fa il bis: in Italia sono 160mila i mini-impianti di produzione energetica</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.67.5</link>
<description><![CDATA[27 marzo 2012  - Rinnovabili.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>L’Authority pubblica il sesto “Rapporto sul Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di generazione distribuita”. Dati tutti in crescita</em><br /><br />Cambia il volto del sistema elettrico nazionale. Il rapido prolificare dei piccoli impianti produttivi accanto alle grandi e storiche centrali a carbone, olio combustibile e gas sta mutando velocemente l’aspetto del comparto elettrico nostrano, lanciando nuove sfide e prospettive.<br />I dati dei trend che hanno caratterizzato il 2010 sono contenuti nel <a class='bbcode' href='http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/12/098-12all.pdf' rel='external' ><strong class='bbcode bold'>sesto Rapporto sul Monitoraggio dello sviluppo degli impianti di generazione distribuita</strong>,</a> realizzato dall’Autorità per l’energia, che effettua annualmente il monitoraggio dello sviluppo degli impianti di piccola e micro-produzione.<br /><br />Dalla relazione emerge che in un solo anno i mini-impianti produttivi sono più che raddoppiati, passando da 74 a oltre 159 mila, con un incremento del 118%; di questi, circa il 98% sono fotovoltaici (passando da 71.258 nel 2009 a 155.977 nel 2010), seguiti da idroelettrico (da 1.904 a 2.385),  termoelettrico (da 902 a 1.224) ed eolico (da 124 a 290). A livello produttivo la generazione distribuita, con i suoi <strong class='bbcode bold'>8.225 MW di potenza efficiente lorda</strong>, ha fatto registrare<strong class='bbcode bold'> 19,8 TWh (circa il 6,6% dell’intera produzione nazionale di energia elettrica), con un incremento, rispetto al 2009, di 3,4 TWh.</strong><br /><br />E la crescita esponenziale sembra essere destinata a proseguire, soprattutto sul fronte solare. <em class='bbcode italic'>“Rispetto al solo fotovoltaic</em>o – si legge sul sito dell’AEEG - <em class='bbcode italic'>i dati preliminari per il 2011 evidenziano che dei 325 mila impianti censiti, per un totale di 12.685 MW, la maggior parte sono di piccole e piccolissime dimensioni. E nel 2012, potrebbero superare quota 400.000, per 16.800 MW di potenza installata”</em>. Alla luce di tutto ciò rimane essenziale l’analisi dell’impatto della generazione distribuita (GD) sulla struttura e sulla gestione delle reti e, più in generale, l’analisi dell’interazione con il sistema elettrico.<br /><br />In tal senso l’AEEG sta procedendo contemporaneamente su due fronti:<br /><br /><ul class='bbcode'><li class='bbcode'>da un lato è necessario promuovere la diffusione delle smart grid, a partire dai progetti pilota. Ciò rende necessario installare apparecchiature innovative in cabina primaria e presso gli utenti attivi, che consentano agli utenti stessi di comunicare con le imprese distributrici e di rispondere in tempo reale ai segnali che queste inviano;</li></ul><br /><br /><ul class='bbcode'><li class='bbcode'>dall’altro lato è necessario definire un nuovo quadro regolatorio che consenta la partecipazione attiva, da parte dei produttori, al mercato elettrico, anche abilitando le unità di GD alla fornitura di risorse per il dispacciamento che, ad oggi, solo i generatori di grande taglia, collegati alla rete di trasmissione nazionale, sono obbligati a fornire. Inoltre, è necessario modificare l’attuale quadro normativo e regolatorio anche al fine di implementare un meccanismo di gestione della GD da parte delle imprese distributrici simile a quello già utilizzato per i generatori di grande taglia collegati alla rete di trasmissione nazionale. Ciò presuppone anche un più stretto coordinamento tra imprese distributrici e Terna.</li></ul><br /><br />Nel frattempo, l’Autorità ha promosso uno studio, attualmente in corso presso il Politecnico di Milano, finalizzato a valutare il nuovo ruolo che potrebbe avere la GD in termini di prestazione dei servizi di rete e delle risorse per il dispacciamento, fino a delineare le prime ipotesi teoriche in merito all’erogazione del servizio sulle reti di distribuzione.<br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 10:44:49 +0200</pubDate>
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<title>Consumo, risparmio, guadagno: largo all’energy manager!</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.65.5</link>
<description><![CDATA[16 marzo 2012 - Rinnovabili.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>di Chiara Zaccherotti</em><br /><br /><em class='bbcode italic'>Una figura strategica e un mestiere complesso, che oggi a poco a poco è sempre più indispensabile all’interno di qualsiasi management aziendale: <strong class='bbcode bold'>l’intervista a Dario Di Santo</strong> (FIRE)*</em><br /><br />L’attenzione agli sprechi è il primo accorgimento utile da adottare in tempi di crisi. Il bene che viene a mancare, come il cibo o il denaro per esempio, ha anche una sua “veste” economica, che dipende proprio dalla sua scarsità: se da una parte, infatti, evitare ulteriori dispersioni diventa necessario per la sopravvivenza di un sistema, qualsiasi esso sia, dall’altra c’è anche una componente economica legata proprio al ritorno di un risparmio.<br /><br />* Docente MasterMEA<br />Succede la stessa cosa anche sul piano energetico, dove l’attenzione a preservare una fonte di energia si unisce al risparmio economico da essa derivato. L’efficienza energetica, infatti, è la capacità di sfruttare al meglio l’energia di cui si dispone, un lavoro che riesce a fare molto bene una figura professionale di cui oggi spesso si sente parlare: l’energy manager. Nato proprio in concomitanza con la crisi petrolifera del 1973, l’energy manager svolge oggi un ruolo strategico all’interno di un’azienda. Realizzando il contenimento dei consumi, l’energy manager evita al contempo le dispersioni di energia e quelle di denaro: un’opportunità di cui finalmente si capito la convenienza. Per il mondo aziendale, infatti, avere la possibilità di disporre di un energy manager sta iniziando a diventare una necessità. Ma perché ancora, nonostante questa presa di coscienza, questa professione non riesce a decollare come dovrebbe?<br /><br />Ne abbiamo parlato con <strong class='bbcode bold'>Dario Di Santo, Direttore della Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (FIRE), l’associazione che in Italia promuove l’uso efficiente dell’energia </strong>e che, su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico, gestisce dal 1992 la rete degli energy manager individuati ai sensi della Legge 10 del 1991, il riferimento normativo che in Italia ha consacrato questa figura professionale.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Dott. Di Santo, da quanto tempo e perché è nata la figura dell’energy manager?</strong><br /><br />L’energy manager esiste da quando esiste un’attenzione delle aziende ai consumi energetici. Concettualmente questa figura è diventata rilevante in tempi moderni, dopo la crisi petrolifera degli anni 70, con alti e bassi in funzione dei prezzi del petrolio, che indirettamente determinavano i costi dell’energia per le aziende. In Italia, ci fu una prima legge d’obbligo negli anni 80 che non riscosse un grandissimo successo non tanto per la risposta delle aziende, quanto per una mancanza di gestione da parte degli organi tecnici preposti e quindi si arenò dopo 2, 3 anni. Poi arrivò la Legge 10 del 1991 che, recependo l’importanza di una figura di questo tipo, la rese obbligatoria per i grandi consumatori sia nel settore industriale che in quello civile. Si trattava di un obbligo di legge che aveva senso in un periodo, come quello degli anni 90, in cui il prezzo del petrolio andò a finire ai minimi storici e quindi era possibile per le aziende mantenere alta l’attenzione alle problematiche energetiche.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Qual è il valore aggiunto che questa figura porta all’interno di un’azienda?</strong><br /><br />L’energy manager riesce a supportare il management direzionale e amministrativo nel ricordare che c’è un’opportunità legata al contenimento dei consumi energetici, un’opportunità che si traduce sia in competitività sia, in tempi di crisi, nella possibilità di non ricorrere a licenziamenti o a soluzioni di questo genere. Significa avere una figura che sa cosa andare a vedere e come riuscire a ottenere migliori risultati al minor costo. In sua assenza, è difficile che l’energia, che di norma non fa parte del core business aziendale salvo casi molto particolari, sia considerata all’interno dell’azienda. Il problema è che non basta semplicemente nominare un energy manager, ma bisogna anche fare in modo che sia in grado di operare bene: siccome l’energia è un tema trasversale e tocca tutte le funzioni aziendali, affinché l’operato dell’energy manager sia efficace è necessario che ci sia un mandato chiaro da parte della direzione e un dialogo aperto con i colleghi delle altre funzioni aziendali per promuovere un certo tipo di azioni. Ciò ovviamente presuppone anche che ci sia una politica aziendale rivolta all’efficienza energetica.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Il fatto che ancora l’energy manager non sia una figura largamente diffusa dipende dai costi che un’azienda si trova a sostenere per mantenerla?</strong><br /><br />È sicuramente vero che ci sono dei costi che poi vengono ripagati. Va tenuto presente che un energy manager non è un tecnico esperto di qualsiasi tematica legata all’efficienze energetica, ma un top manager che ha il compito di promuovere l’efficienza, preferibilmente con competenze tecniche. Questa figura difficilmente sarà dedicata esclusivamente all’energia, ma avrà anche altri incarichi e si avvarrà di consulenti e tecnici esterni per portare avanti le sue azioni. È chiaro che l’azienda sostiene un costo che poi l’esperienza dimostra che si ripaga ampiamente con le azioni intraprese in materia di efficientamento energetico. Il fatto che ancora ci siano pochi energy manager non è legato, a mio avviso, tanto ai costi che un’azienda si trova a sostenere, quanto a una mancanza di sensibilità e di attenzione al problema, tendenza che negli ultimi 2-3 anni ha iniziato a cambiare radicalmente. Le aziende hanno, infatti, iniziato a fare attenzione a questi problemi, nominando i propri energy manager oppure, chi già ce li aveva, mettendoli nelle condizioni di operare. Quello che è avvenuto è che si sono mosse prima le aziende più grandi e poi, via via, si stanno muovendo anche le aziende di dimensioni più piccole. È ovvio che, nel momento in cui un imprenditore si rende conto che c’è un’opportunità, ha tutto l’interesse a muoversi per coglierla.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>A suo avviso, ci sono altre criticità che ancora dovrebbero essere superate?</strong><br /><br />A parte la scarsa informazione, c’è anche un problema formativo perché è chiaro che, a mano a mano che più soggetti si rendono conto del valore di questa opportunità e cercano di coglierla, c’è anche bisogno di più persone preparate che lavorino in questo settore. Ma una volta chiarite queste cose e sfruttati gli strumenti che oggi esistono, come i sistemi di gestione dell’energia e gli incentivi disponibili….<br />Il contesto, insomma, è piuttosto favorevole. C’è poi un’altra criticità generale, che non riguarda solo l’energy manager, ma in generale l’efficienza energetica, ed è la sua complessità, dovuta non solo ai vari modi di utilizzare l’energia, ma anche alle tante e diverse soluzioni applicative, che rendono lento lo sviluppo di una filiera adeguata.<br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 15:35:21 +0100</pubDate>
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<title>Burden sharing rinnovabili: via libera della Conferenza Stato-Regioni</title>
<link>http://www.meacademy.it/news.php?item.64.5</link>
<description><![CDATA[24 febbraio 2012 - Eco dalle Città]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<em class='bbcode italic'>di Silvana Santo</em><br /><br />La Conferenza ha approvato lo schema di decreto sulla ripartizione tra le singole Regioni (e Province autonome) dell'obiettivo nazionale al 2020 in materia di fonti rinnovabili. Ora manca solo la firma dei ministri Passera e Clini<br />Presto ogni amministrazione regionale avrà il proprio target vincolante in materia di rinnovabili. <strong class='bbcode bold'>La Conferenza Stato-Regioni ha approvato lo schema di burden sharing regionale sulle rinnovabili</strong>, ovvero la ripartizione tra le singole Regioni e le Province autonome dell'obiettivo nazionale in materia di sviluppo delle fonti energetiche pulite. Nella seduta del 22 febbraio, infatti, è stata sancita l'intesa sullo schema di decreto licenziato nel novembre scorso dal Consiglio dei ministri, recante “Ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano della quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili e disciplina delle modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle Regioni e delle Province autonome”.<br /><br />Il target nazionale, assegnato all'Italia dalla direttiva europea 2009/28/CE, prevede che entro il 2020, derivi da fonti rinnovabili almeno il <strong class='bbcode bold'>17% del consumo energetico nazionale lordo</strong> (comprendente cioè energia elettrica, termica e per il settore dei trasporti). Attualmente, le rinnovabili coprono l'8,3% del consumo nazionale e la quota che ancora manca è stata appunto ripartita tra le singole regioni dal decreto sul burden sharing messo a punto dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente. La Conferenza avrebbe dovuto pronunciarsi sul provvedimento già nella seduta del 2 febbraio, ma in quella occasione due regioni non avevano dato il loro assenso, per cui il presidente Vasco Errani aveva deciso di rimandare il parere a una nuova seduta. Alla fine è giunta l'intesa, e ora il decreto dovrà essere firmato definitivamente dai ministri Passera e Clini.<br /><br />Lo schema (vedi allegato) prevede che il contributo maggiore in termini assoluti spetti alla Valle d’Aosta, che dovrà utilizzare il 52% di energia da fonti pulite. Seguono le Province di Trento e Bolzano, rispettivamente con il 36,5% e il 35,5% e il Molise, che dovrà invece raggiungere il 35% entro il 2020. Sia la Valle d'Aosta che la provincia autonoma di Bolzano, però, sono già molto vicine al loro obiettivo regionale, per cui <strong class='bbcode bold'>l'aumento maggiore della quota rinnovabile toccherà alla alla Basilicata</strong>, che dovrà passare dall’attuale 7,9% al 33% di energia pulita. Un grosso balzo in avanti è previsto anche per il Molise (dal 10,8 al 35%) e per la Sardegna (dal 3,8 al 17,8%).<br /><br />Oltre agli obiettivi vincolanti, inoltre, il decreto stabilisce che entro il 2012 dovranno essere individuati i criteri per la contabilizzazione dei target regionali, che devono essere <strong class='bbcode bold'>monitorati con cadenza annuale</strong>. La prima verifica, in particolare, è prevista per il 2014, ma in quella occasione le giunte inadempienti saranno sottoposte soltanto a un richiamo formale. Dal 2015, però, per le Regioni che risulteranno in ritardo si aprirà un contraddittorio con lo Stato, finalizzato a capire se le responsabilità sono effettivamente a carico dell'amministrazione regionale. In caso affermativo, le regioni avranno almeno sei mesi di tempo per correre ai ripari, scaduti i quali scatterà il commissariamento delle politiche energetiche.<br /><br /><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://www.ecodallecitta.it/download.php?s=notizie&amp;e=pdf&amp;f=2379' rel='external' >Schema di decreto sul burden sharing </a></strong><br />Ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano della quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili e disciplina delle modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle Regioni e delle Province autonome<br /><br />]]></content:encoded>
<category domain='http://www.meacademy.it/news.php?cat.5'>Energy News</category>
<dc:creator>D.ssa Simona Cataldi</dc:creator>
<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 15:24:17 +0100</pubDate>
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